Le particolari condizioni di giacitura del deposito archeologico, in ambiente umido o sommerso, hanno fatto sì che del villaggio preistorico dell’Isolino si conservassero anche i resti lignei delle antiche abitazioni palafitticole; si tratta di pali e paletti verticali, ma soprattutto dei resti in giacitura orizzontale delle antiche pavimentazioni o sistemazioni spondali e di alcune parti dell’elevato crollate sul terreno.
Alcuni di questi elementi lignei sono stati sottoposti all’indagine dendrocronologica
presso il Laboratorio della DendroData di Verona.
Gli elementi strutturali preservati, infatti, non sono tutti risultati in egual misura idonei all’analisi.
Sono stati selezionati e campionati allo scopo 27 elementi in legno di quercia presenti nell’area di Saggio 1 e solo su 13 di essi
è stato possibile individuare e misurare un numero sufficiente di anelli di accrescimento.
Le palafitte dell’Isolino condividono i caratteri di molti degli insediamenti lacustri del Neolitico circum-alpino che rendono l’applicazione
della dendrocronologia difficile, o addirittura impossibile:
All’Isolino, nei settori dell’abitato indagati nel 2005 nelle aree di Saggio 1, 2 e 3 lungo le rive Est e Nord, sono stati identificati resti appartenenti sia a legno di conifera sia a legno di latifoglia.
Dalle analisi xilotomiche è emerso, in particolare, l’utilizzo di specie arboree diverse nella pavimentazione del Saggio 3, soprattutto dell’abete bianco, ma anche della quercia, acero, nocciolo e ontano; le medesime specie -ad esclusione dell’acero e del nocciolo- sono documentate nei pochi campioni provenienti dalla struttura pavimentale del Saggio 2; la quercia caducifoglia della sezione Robur è il legno più ampiamente attestato nei pali e nelle travi orizzontali messe in luce nel Saggio 1, dove sono presenti anche l’ontano, l’olmo e l’abete bianco.
Attraverso l’indagine dendrocronologica e il procedimento di cross-dating è stato possibile individuare la contemporaneità di alcuni elementi e costruire le relative curve medie, tra loro non correlate.
In particolare sono risultati coevi i due pali nn. 28 e 31, e il palo n. 57 con la trave orizzontale n. 48, che hanno individuato due diverse fasi di costruzione delle strutture presenti nell’area di saggio 1.
Le curve dendrocronologiche ottenute sono state sottoposte a un tentativo di datazione tramite il confronto con le curve standard straniere disponibili per il Neolitico senza purtroppo raggiungere alcun risultato.
Si è quindi proceduto alla datazione assoluta tramite il metodo del radiocarbonio.
Tali datazioni hanno confermato la pertinenza dei due gruppi di elementi individuati con la dendrocronologia a due fasi insediative diverse, separate da un intervallo di circa 1000 anni!
I due pali nn. 28 e 31 sono risultati pertinenti a uno dei primi villaggi del Neolitico Antico, dove dovevano costituire gli elementi portanti di una struttura in elevato; a un insediamento
pure sviluppatosi nel Neolitico Antico sono riconducibili anche i resti della “pavimentazione” messa in luce nell’area di Saggio 2.
I resti di un insediamento installatosi nella medesima zona del Saggio 1, dopo circa un millennio, nel periodo che vede affermarsi in zona la cultura della Lagozza, sono rappresentati dal palo n. 57 con la trave orizzontale n. 48, forse elementi di una medesima struttura.