Immersa nel verde dei campi e dei boschi, si può scorgere anche una chiesetta di non grandi pretese architettoniche, ma che, quanto a popolarità, supera di gran lunga il nobile monastero cluniacense della sponda opposta, quello di Voltorre: è la Madonnina del lago di Azzate. Gli studi portati a termine durante recenti lavori di consolidamento inducono a ritenere che in origine, come spesso accade nel caso di edifici sorti per soddisfare esigenze strettamente locali, si trattava solo di una piccola cappella eretta con pietre e mattoni che gli esperti daterebbero intorno al XV secolo.
Notizie più sicure si hanno nel Settecento, quando il cosiddetto Catasto Teresiano, nella mappa della zona di Azzate, registra la presenza dell'edificio sacro, annesso al Prato della Madonna, chiamandolo Chiesa della Beata Vergine delle Case vecchie. Queste ultime erano, probabilmente, le cascine che tuttora costellano l'ampio declivio che da Azzate scende verso il lago, cioè le cascine denominate Novaglia, Prada, Galgino e Cassina. Verso la metà del secolo scorso un cronista locale descrisse la chiesetta come poco più di un rudere abbandonato, senza proprietario, anche se dotata di un affresco raffigurante la Natività, per il quale la devozione degli azzatesi non si era mai spenta. Infatti, in tempi di carestia o nelle stagioni particolarmente inclementi, essi erano soliti recarsi alla chiesetta, portandovi lampade e altri ex voto.
La fama del luogo sacro e soprattutto di quell'affresco era tale che molti miracoli venivano ritenuti opera loro, specialmente in occasione di malattie e nubifragi. Il microclima del lago e la sua stessa posizione nei confronti dei venti avevano spesso favorito in passato tremende sciagure naturali, come tempeste, gelate eccezionali ed esondazioni, contro le quali i poveri contadini e pescatori non potevano fare altro che pregare.
I primi restauri tardarono un po' ad arrivare, ma verso la fine dell'Ottocento l'edificio fu salvato dal crollo ormai imminente: nell'occasione il vecchio corpo della chiesa fu ampliato e venne innalzata la grande cupola. Il portico aperto sul davanti, sproporzionato rispetto all'intero complesso, doveva servire anche come rifugio provvisorio, per uomini e animali sorpresi da improvvisi acquazzoni. In buone o cattive condizioni che fosse, la Madonnina del lago ha sempre attirato ogni sorta di viandanti, devoti o anche solo curiosi, come scrive un azzatese nel 1857: "La vecchierella fatta grave sotto il peso degli anni, e lo sventurato contadino (...) e lo storpiato (...) e l'innocente vergine rapita da' misteri celesti, vi accorrono in folla nei dì festivi (...) né il miscredente tralascia di visitarla attrattovi dal concorso e dalla brama di vedervi le ninfe boscherecce".
Un luogo così delizioso, sia per l'atmosfera mistica che per la bellezza dell'ambiente naturale, accese la fantasia di un ignoto novellatore a cui non parve vero di poter adattare ai luoghi della Madonnina del lago un'antica leggenda, quella del Nobile cavaliere, che pure già si trovava alle origini di altri santuari sorti in prossimità di laghi. ”
Tratto da Di festa in festa, Sagre e tradizioni popolari nel Varesotto, di Paolo Cottini, Edizioni Lativa, Varese 1991