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Virginia island
 

Isolino Virginia, uno dei più antichi abitati palafitticoli europei.

Di  Daria G. Banchieri, Museo Civico Archeologico-Varese, 18-07-2008.   Foto di Daria G. Banchieri

Isolino Virginia. Fasi di sviluppo dell'abitato.
La siccità del 2005 e del 2006 ha permesso di indagare in estensione porzioni di riva, veri paleosuoli neolitici, normalmente coperti da oltre mezzo metro di acqua del lago e mettere in luce monumentali resti lignei di sistemazioni di sponde e delle antiche abitazioni del Neolitico.


Lago di Varese. Riva est, Saggio 1, all'Isolino Virginia (2005).
Riva Est, Saggio 1 (2500).



L’acqua, fonte primaria di vita, ha ovviamente condizionato nel tempo la scelta delle aree abitative.

A partire dal primo Neolitico gli abitanti dell’Isolino sono perennemente in contatto con le variazioni del livello lacustre che spesso invade la terraferma, a volte anche per lunghi periodi, obbligando quindi ad abbandonare le zone sommerse, ed erode le sponde; perciò si deve provvedere a realizzare zone di bonifica con apporto di terreno e ciottoli, scavare canali e pozzetti e salvaguardare il perimetro dell’isola compromesso dall’erosione delle acque con cumuli ciottolosi.

Le Prealpi varesine con i propri laghi rappresentano un punto nevralgico, quale centro di scambi economici e socio-culturali anche con zone molto lontane.

L’uomo neolitico è dedito alla caccia, in particolare del cervo, all’allevamento del bestiame (bue, maiale) e pratica l’agricoltura.

La ricchezza di boschi e la varietà vegetazionale dell’area prealpina risponde alle necessità del momento: procura legna da ardere, foglie per fare foraggio, cortecce per costruire fibre e cordami.

L’uso del fuoco permette di creare nuovi spazi fertili da coltivare oppure radure per pascoli.

Non può non mancare il castoro, animale tipico di ambiente umido lacustre e ricco di boschi quale quello dei laghi varesini.

Isolino Virginia: sequenza stratigrafica delle 7 piattaforme scoperte da Mario Bertolone.
Sequenza stratigrafica delle 7 piattaforme scoperte da Mario Bertolone al centro dell'Isola. Scavi Bertolone 1957.

È grazie all’abbondanza di legname che l’uomo all’Isolino durante il Neolitico Antico e Medio (5060/4800 a.C.-4340/3970 a.C.) esegue eccezionali lavori di carpenteria realizzando direttamente sul terreno le monumentali piattaforme lignee sulle quali costruire le proprie case a pianta rettangolare.

La piattaforma più recente con resti di abitazione a pianta rettangolare.
La piattaforma più recente con resti di abitazione a pianta rettangolare e porzione di parete. Scavi Bertolone 1957.

L’abitato in questo periodo occupa grandi porzioni di riva, oggi sommerse, e il centro dell’isola; la zona meridionale risulta invece coperta dalle acque del lago o dal canneto.

Fotopiano area Nord.
Fotopiano area Nord.

Quest’area, una volta emersa durante il Neolitico superiore (IV millennio a.C.), permetterà lo sviluppo dell’abitato su palafitte costruite all’asciutto per evitare l’allagamento delle abitazioni a seguito di repentino innalzamento del livello del lago.

La presenza, nello scavo Bertolone 1952, di pali e tavole bruciati ha fatto osservare che in quell’area un incendio ha distrutto la palafitta.

Scavi Bertolone Maviglia 1952.
Scavi Bertolone Maviglia 1952.

La vita dell’abitato proseguirà nelle epoche successive (Eneolitico ed età del Bronzo), ma i due tipi di costruzioni lignee resteranno esclusivi del Neolitico.

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