Il retro di questo atto rogato da Giovannino da Lozza nel 1359 venne successivamente utilizzato per scriverci un altro atto del 1411, e quindi, solo per un caso fortuito, finì nelle filze del notaio Andrea Bossi. In esecuzione di un decreto del signore di Milano, Galeazzo II Visconti, vengono date delle disposizioni riguardanti l'adempimento di un classico tributo feudale, la "corvé", ossia l'obbligo intimato ai consoli di 16 paesi della pieve di Varese di inviare a Milano la loro quota di "guastatori" da impiegare presumibilmente in lavori pubblici.
Grazie all'Archivio Storico del Territorio dei Laghi Varesini, nato da un progetto su cui da anni lavorano Amerigo Giorgetti e Angelo Barbieri, vengono proposte le Microstorie Valbossiane, ossia storie di vita locale recuperate e rese leggibili al grande pubblico attraverso una meticolosa ricerca storico archivistica condotta su un enorme quantità di manoscritti del 400.
L'interesse di questo atto è dato dall'argomento dei diritti di pesca nel lago di Varese, detto come usava allora "lago di Azzate" o "lago di Bobbiate" e così via con riferimento ai singoli tratti nel territorio dei vari comuni rivieraschi. L'affitto è pagato in natura, cioè in "buon pesce" ossia lucci, tinche e persici, da consegnare settimanalmente al tempo della quaresima.
Un atto insolito: si tratta di un caso di riappropriazione della dote da parte della moglie, con la motivazione che il marito "usava male dei suoi beni". E siamo nel '400! Cio' dipende dal fatto che il caso era contemplato nel contratto di dote, ma del resto era una clausola normale, insieme ad altre clausole di salvaguardia dei beni della moglie.